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Mauro Secci: il Dramma e la Disperazione di Autonomi e Partite IVA

Mauro Secci: il Dramma e la Disperazione di Autonomi e Partite IVA.

Mauro Secci di EPI Sardegna

Laconi. Mauro Secci, coordinatore di Energie PER l’Italia a Laconi e paesi limitrofi, candidato con EPI alle prossime elezioni regionali che si terranno ‪il 24 febbraio 2019‬, agente di sviluppo, promotore turistico e tecnico del Centro studi agricoli della Sardegna, con l’azione di studi portata avanti dal CSA, assieme a tutto lo staff non ha potuto non accogliere la disperazione della stragrande maggioranza dei lavoratori autonomi, delle cosiddette partite iva.
Secci continua a puntare il dito contro l’opprimente tassazione che subiscono i lavoratori autonomi, tasse che molte volte non si riesce a pagare e finiscono come debito nei confronti dello stato.
Il tecnico in questo caso sottolinea il fatto che lo stato deve lavorare e adoperarsi per il cittadino e non il contrario, perché lo stato, in fin dei conti è rappresentato dai cittadini e quando stanno bene questi ultimi, è l’intera società a trarne giovamento.
Nell’ultimo periodo la categoria che più ha manifestato il disagio è sicuramente quella agricola zootecnica a cui, un prezzo del latte non remunerativo si aggiunge il fatto che le precedenti annate hanno contribuito a mettere in ginocchio il settore.
Numerosissime aziende ovi-caprine non hanno ricevuto neanche gli indennizzi per la siccità 2017, i famosi 13 euro, trattenuti a monte per debiti.
Il tecnico in questo caso sottolinea che il debitore non ha evitato di saldare il debito volutamente, nella quasi totalità si parla di contributi inps, ma perché già verteva una condizione di disagio.
Quest’anno lo Stato, non pago della precedente azione, agli stessi allevatori che erano in debito e ai quali ha trattenuto il contributo sulla siccità, ha anche trattenuto il premio unico, mettendo ulteriormente in difficoltà gli attuali “servi delle gleba”.

Un allevamento Sardo

Due calcoli sono d’obbligo: se un allevatore medio, con 200 pecore produce 30.000 litri di latte e 200 agnelli, nel 2018, essendo pagato il latte a 0,60 euro e l’agnello mediamente a 2,5 euro per un peso medio di 10 kg, avrà incassato 23 mila euro. Togliendo a questa cifra: 3500 euro di contributi; 2.000 euro tra commercialista, camera di commercio e aliquota iva; un minimo di 20 ettari arati per un costo di 400 euro ad ettaro; circa 1.000 euro di spese veterinarie; 40 euro a capo di mangime per un totale di 8.000 euro; vestiario e auto per recarsi a lavoro (4.000 euro) e 1.000 euro per la corrente elettrica.
Se a questi numeri aggiungiamo anche gli imprevisti, il saldo finale raggiunge facilmente quota 28000 euro, senza guadagno e con un utile negativo.
A questo punto la domanda sorge spontanea: senza le integrazioni, come può lo Stato pensare che esso stesso non stia portando alla chiusura della stragrande maggioranza delle aziende?
Analogo discorso vale per chi si propone di aprire un’attività commerciale. La forte disoccupazione porta molte persone a tentare questa opzione ignari della forte pressione fiscale alla quale, inesorabilmente, andranno incontro.
Per questi motivi rimane fondamentale la scelta del regime fiscale. Quello che va per la maggiore è il “de minimi”, il quale, per essere attuato non deve eccedere un fatturato di 30 mila euro, molto semplice con i tempi di crisi che stiamo vivendo, sia in Italia, ma sopratutto in Sardegna.
Per questo regime fiscale, continua Secci, ad esempio per le aziende che hanno un utile di 15 mila euro, viene applicata una tassazione secca omni comprensiva chiamata imposta sostitutiva, che si attesta sul 5% dell’utile netto, e cosa molto importante, tiene fuori gli studi di settore, in più l’imprenditore deve pagare i contributi Inps che sono orientativamente 3.550 euro, di conseguenza, tolte queste tasse resta all’imprenditore 10.700 euro, meno di 900 euro al mese.
Molte attività non riescono a fatturare i 30 mila euro, ma i contributi da versare sono sempre gli stessi e ne consegue che la remunerazione mensile si abbassa ulteriormente.
Aumentando il fatturato, aumenta anche il carico di lavoro, ma con l’attuale tassazione, assumere del personale avrebbe costi eccessivi e si corre facilmente il rischio di abbassare la serranda.
I contributi Inps andrebbero calcolati in funzione del fatturato, e se non dovessero essere corrisposti per un mancato introito non dovuto all’imprenditore, lo stato non dovrebbe accanirsi e delegare l’agenzia delle entrate per questi insoluti.
Mauro Secci, coordinatore di Energie PER l’Italia a Laconi e paesi limitrofi, candidato con EPI alle prossime elezioni regionali che si terranno ‪il 24 febbraio 2019‬ conclude sottolineando il bisogno di detassare la Sardegna in modo da mantenere in vita le attività esistenti, per favorire i Sardi ad aprire delle nuove aziende e invogliare gli imprenditori affinché vengano ad investire i loro capitali in Sardegna.

Ufficio Stampa EPI Sardegna

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