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Mauro Secci: Settore Equino Malato, i danni di una politica regionale assente

Mauro Secci di EPI Sardegna

Mauro Secci: Settore Equino Malato, i danni di una politica regionale assente.

Laconi. Mauro Secci, coordinatore di Laconi e paesi limitrofi di Energie PER l’Italia, tecnico CSA (centro studi agricoli della Sardegna) candidato alle prossime regionali, continua, con il contributo del CSA, a far emergere i disagi e le problematiche del mondo agro-pastorale.

Questi anni di profonda crisi hanno danneggiato tutti i settori, e l’allevamento equino è sicuramente uno di quelli che ne ha risentito maggiormente.
Il cavallo anni addietro veniva usato come mezzo di trasporto, oggigiorno è stato rimpiazzato quasi completamente dalle macchine, salvo rarissimi casi. In certe zone della Sardegna è ancora usato per radunare le mandrie di bovini, altrimenti trova un utilizzo esclusivamente ricreativo e sportivo.
La Sardegna ha una fortissima tradizione equestre con tecniche e bardature di derivazione spagnola.
Sicuramente la culla dell’equitazione è Oristano e il suo interland, guardando in modo particolare alla “Sartiglia”, la giostra equestre più bella d’Italia, dove a parte la corsa alla stella, i cavalieri si cimentano con le “pariglie”, mandando in visibilio il pubblico.
Altra manifestazione di importanza rilevante è “Sa carrela” che si corre a Santu Lussurgiu anch’essa definita uno degli spettacoli più belli d’Italia. Famosissima anche l’ “Ardia” di Sedilo: una corsa religiosa che entusiasma cuori e anime.
La tradizione equestre Sarda, sottolinea Secci, è di derivazione spagnola e rientra nelle discipline della monta da lavoro: la sua peculiarità è che il cavallo deve essere guidato con una sola mano, ossia risponde al comando con la redine contraria. Nella monta da lavoro si racchiudono tutti i movimenti dell’equitazione e dell’addestramento.
L’equitazione non è altro che la psicologia del cavallo: conoscere lo stimolo giusto per ottenere la risposta desiderata.

Mauro Secci a cavallo

Il tipo di addestramento detto “Alla Sarda” rende i soggetti affidabili e facilmente gestibili: per questo, nel resto d’Italia, i cavalli Sardi sono molto ricercati, generosi e sinceri come il popolo Sardo.
Numerosi sono gli atleti che si cimentano in gare e concorsi a livello nazionale, riuscendo ad ottenere ottimi piazzamenti: la Sardegna ha avuto anche il campione europeo di gimcana.
Altro esempio è dato dal Palio di Siena, dove la maggior parte dei fantini e dei cavalli sono Sardi. La razza utilizzata per correre il Palio è l’anglo-arabo, che trova ancora dei bravi allevatori e preparatori in molte parti dell’isola.
Purtroppo, la crisi, ha portato a trascurare anche il nostro patrimonio genetico: l’anglo-arabo-sardo è un cavallo dolico-morfo, dalle rinomate doti atletiche, che gli permette di essere impiegato sia nelle corse sia nel salto ad ostacoli grazie al suo carattere generoso e gestibile.
Le nostre razze autoctone sono il “Cavallino della Giara”, conosciuto anche come il cavallo dagli occhi a mandorla, che è stato incrociato con l’arabo, creando la razza “Giarab”, addolcendone il carattere.
Un’altra razza, oggetto di studio da parte delle università di Sassari e Milano, è il “Cavallino del Sarcidano”. Quest’ultimo ha un allele che gli conferisce una iper-ossigenazione del sangue, rendendolo in pratica un soggetto costantemente dopato. Il “Cavallino del Sarcidano”, continua Secci, potrebbe essere usato come cavalcata per bambini, e incrociato con cavalli di stazza superiore, per produrre cavalli da trekking.
Allevare e addestrare cavalli è una vocazione della gente sarda, però al momento è drasticamente antieconomico.
Il mercato attualmente è intasato, e pur di vendere l’animale, spesso a prezzi stracciati, non si recuperano nemmeno i soldi della doma: una doma costa un minimo di mille euro.
L’allevamento equino andrebbe normato a dovere: oggigiorno se il cavallo non viene identificato alla nascita come da macello, non potrà essere usato in futuro per questo scopo, creando un danno economico all’allevatore. In aggiunta, la maggior parte della carne di cavallo che finisce nei nostri tavoli, proviene dall’Est europeo,con dubbi controlli sanitari e di qualità.
Secondo il tecnico del CSA, solo ad allevatori iscritti andrebbe dato il diritto di allevare cavalli destinati all’addestramento; per tutti gli altri il diritto di far nascere un puledro, da destinare al macello entro due anni.
Mauro Secci, coordinatore di Laconi e paesi limitrofi di Energie PER l’Italia, tecnico CSA, candidato alle prossime elezioni regionali, conclude esaltando il ruolo del cavallo anche a fini turistici, fisioterapici e psicoterapici, che darebbero anche nuovi sbocchi lavorativi e professionali.

Ufficio Stampa EPI Sardegna

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