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Settore Agropastorale Sardo: Mauro Secci di EPI propone la Filiera Corta

Settore Agropastorale Sardo: Mauro Secci di EPI propone la Filiera Corta.

Mauro Secci di EPI Sardegna

Laconi. Mauro Secci, coordinatore zonale di Energie PER L’Italia, candidato alle prossime elezioni regionali, tecnico CSA (centro studi agricoli della Sardegna), grazie a tutto lo staff del CSA, ancora una volta continua a far emergere le problematiche dei vari settori Agropastorale. Secci esordisce sottolineando il basso prezzo del latte vaccino alla stalla, che copre a malapena i costi di produzione e mette l’accento sul fatto che solo la professionalità, la tenacia e la passione di molti allevatori, permette di tenere le aziende ancora in piedi, pagando fornitori e manodopera. Purtroppo molto del latte vaccino destinato al consumo umano è di importazione e nonostante la sua bassa qualità, inflaziona terribilmente il mercato. Ci si trova ad avere come concorrenti soggetti che hanno costi di produzione molto più bassi dei nostri, con disciplinari sanitari ben più permissivi. Comunque anche nelle altre parti d’Italia o dell’Ue il latte non arriva a 40 (quaranta) centesimi al litro. Secci continua esaltando le tipicità della tradizione casearia Sarda, riferendosi in modo particolare a “Su Casizzolu” e alla “Fresa” che trovano un ottimo accoglimento da parte dei consumatori. Sottolinea il fatto che un latte di qualità produce un prodotto di qualità, infatti i prodotti nostrani hanno una sapidità e un bouquet di sapori più unico che raro. Trasformando direttamente il latte si può ottenere una remunerazione a litro vicina ad un euro e per prodotti d’eccellenza anche qualcosa di più. Il bovino, anni addietro, trovava un utilizzo anche lavorativo, quando ancora, fino ad un ventennio fa, i gioghi venivano utilizzati per lavorare le vigne, oggi questa peculiarità ha perso completamente valore. Infatti, prima le razze più affermate erano la “sarda”, la “bruna sarda” e la “sardo modicana”, animali a triplice attitudine: latte, carne, lavoro. La produzione lattifera di queste razze, sicuramente, è ben lontana da quelle di razze specializzate come la “frisona” o la “brown”, però permette, anche in territori collinari e montani di tenerle al pascolo, anche e soprattutto durante il periodo in cui viene effettuata la mungitura, dando un latte con delle caratteristiche organolettiche ma sopratutto una densità molto alta. Oggigiorno queste razze hanno perso di interesse, per cedere il passo a quelle maggiormente richieste dal mercato come: charolais, limousine, blu belga etc. razze specializzate per la produzione di carne, con rapido accrescimento. In territori collinari e montani, continua il tecnico del CSA, queste razze specializzate richiedono dei costi di gestione più alti di quelle già affermate nel territorio, per cui l’allevatore opta per produrre degli incroci in  f1, producendo vitelli da ristallo, che bene si collocano nel mercato, ma purtroppo a prezzi poco remunerativi; l’f1 ha toccato punte di 2,8 euro a peso vivo, riportandosi nel periodo attuale a 2,5 euro a peso vivo. Ad aggiungersi ai prezzi poco remunerativi ci sono i vari blocchi sanitari e le varie quarantene che vengono imposte, impallando ulteriormente il mercato. Il blocco al quale si è maggiormente soggetti è quello della “lingua blu“, e non si comprende come mai ogni anno compaia un siero-tipo diverso. Le patologie, essendo la Sardegna un’isola, arrivano da fuori, di conseguenza c’è una responsabilità più che chiara: si esportano animali indenni, ma al contempo, si importano animali malati, questo dovuto agli scarsi controlli per i capi in entrata. La presenza del siero-tipo tre nel sud Sardegna, come profilassi,  ha costretto il servizio veterinario a bloccare le movimentazioni nelle province di Cagliari, Oristano e Nuoro, con danni annessi e connessi. Un forte disagio lo stanno vivendo gli allevatori di bovini bradi che stanno subendo multe a causa della tarda identificazione alla nascita dei vitelli. Secondo la normativa attuale, il vitello deve essere identificato e registrata la nascita entro 27 giorni. Per gli animali allevati in stalla è semplicissimo, però nell’allevamento brado è abbastanza arduo, se non delle volte letteralmente impossibile riuscire a rispettare questa disposizione. Si pensi che mandrie consistenti, o anche di pochi capi, che pascolano in territori brulli, montani, difficilmente accessibili, vengono radunate uno o due volte all’anno e nell’unico momento in cui si può fare l’identificazione. Onde evitare ciò, l’assessore regionale Caria avrebbe dovuto chiedere una proroga, permettendo l’identificazione entro i 6 (sei) mesi, o nella peggiore delle ipotesi entro i 3 (tre) mesi,  cosa che non è mai stata fatta. Gli allevatori, continua Secci, lamentano blocchi e guadagni inesistenti, e non possono sopportare una legge impossibile da osservare e che li veda ulteriormente sanzionati. Tra l’altro, va tenuto in considerazione il problema della carne che si trova in commercio, sopratutto nei centri commerciali, che arriva da nazioni dove è permesso ormonare il vitello fino ad una certa data, pratica che però non cessa neanche poco prima del macello. Sarebbe opportuno chiedere una tracciabilità certa e una informativa sui rischi per il consumo umano. Un esempio chiaro è lo sviluppo precoce delle bambine, dato dall’impiego in età infantile di omogenizzati prodotti con carne ormonata, cioè nociva, non sana, sconsigliata anche ad un adulto. Mauro Secci, tecnico CSA, coordinatore zonale di Energie PER l’Italia, candidato alle prossime elezioni regionali, viste tali esigenze e considerazini, propone una filiera corta:  allevare ed ingrassare i capi in Sardegna, come già fanno alcune piccole realtà, cercando di raggiungere mercati che richiedono carni di qualità, con buon potere d’acquisto, poiché venga anche riconosciuto e mantenuto il giusto prezzo per il Settore Agropastorale Sardo.

Ufficio Stampa EPI Sardegna

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